Quando il destino cambia itinerario

(In fondo all’articolo trovi le tracce GPS di alcuni itinerari in mountain bike)

Nel mio girovagare europeo di quell’anno, la Sicilia non era nei programmi.
L’avevo già visitata qualche anno prima durante un viaggio in solitaria in camper e, per questo nuovo tour, avevo lo sguardo rivolto altrove.

Ma il destino aveva deciso diversamente. E quando il destino chiama… si va.

Tutto è iniziato con una mail arrivata da una guida vulconologica di Linguaglossa, alle pendici dell’Etna, che mi aveva trovata tramite il portale Workaway, una piattaforma che mette in contatto viaggiatori e host in cambio di aiuto giornaliero.

Quaranta giorni sull’Etna, in cambio di lavori di giardinaggio…. una proposta impossibile da rifiutare. Nel giro di poche ore avevo già prenotato il volo per Catania.

All’aeroporto Franco, il mio Host, mi accoglie con un sorriso e, naturalmente, il viaggio comincia a tavola. Per prepararmi a questa avventura avevo perso sette chili. Dopo il primo pranzo siciliano ho iniziato a sospettare che li avrei ritrovati tutti prima del ritorno (e ahimè, così è stato!).

Ma durante il tragitto verso Linguaglossa il cibo passa presto in secondo piano.

Perché c’è Lei.
L’Etna.

La vedi comparire dietro ogni curva e dominare l’orizzonte.
I siciliani la chiamano semplicemente Idda: Lei.
E io non vedevo l’ora di salire in sella per iniziare a esplorarla.

Linguaglossa mi accoglie con quel senso di comunità che nelle città sembra essersi perso. La gente si saluta per strada, si ferma a chiacchierare e nessuno sembra avere fretta.


All’inizio ho pensato in modo critico, da buona donna del nord: “Che ritmi lenti!”
Poi ho capito che il problema non erano loro. Siamo noi!

Siamo noi ad aver perso il senso del tempo: sempre di corsa, sempre proiettati verso la meta successiva, senza concederci il piacere di vivere davvero ciò che ci circonda.

In Sicilia, invece, ho scoperto un ritmo diverso, più a misura d’uomo . Un ritmo che lascia spazio agli incontri, alle chiacchiere, all’osservazione e al tempo necessario per assaporare ciò che si sta vivendo.

Bando al filosofeggiare! E così è iniziata la mia lista mentale di obiettivi:
l’Etna, la Valle dell’Alcantara, il Parco dei Nebrodi e, già che c’ero, mezzo giro della Sicilia in bicicletta.

Come sempre la mia testa correva più veloce delle gambe. Ma sarà la strada, come accade spesso, a decidere il resto.

Raccontare tutto ciò che ho vissuto richiederebbe molto più spazio. Per questo preferisco condividere le emozioni che questa terra straordinaria è riuscita a regalarmi.

L’Alcantara e una musica che arriva dal vento

Se dovessi scegliere un momento capace di racchiudere l’essenza di questo viaggio, sceglierei una semplice escursione in mountain bike nella Valle dell’Alcantara.

A maggio la Sicilia è un’esplosione di verde. Un’immagine lontanissima dall’isola arsa dal sole che molti immaginano.

Parto da sola alla scoperta dell’Alcantara, una valle scavata nei millenni dal fiume tra spettacolari gole di roccia lavica.

I sentieri non sono sempre evidenti e, nonostante avessi studiato bene il percorso, riesco comunque a perdermi. Da buona genovese sono abituata a orientarmi con il mare… peccato che qui la montagna sia tutta un’altra storia.

«E che cavolo!» Per fortuna il fiume diventa la mia bussola.

È mezzogiorno. Fa caldo. Mi fermo a consultare la cartina e, all’improvviso, succede qualcosa che non dimenticherò mai.

Dal nulla. L’Ave Maria di Schubert.

La musica attraversa la valle, trasportata dal vento dal Santuario della Madonna dell’Aiuto sul monte Monte Kalfa, Comune di Roccafiorita. Solo più tardi Franco mi spiegherà che ogni giorno, a mezzogiorno, quella melodia accompagna l’intera vallata.

Ci sono momenti che nessun itinerario può prevedere.
Momenti che semplicemente accadono.

E credo che la Sicilia sia proprio questo: bella, selvaggia, dura… ma capace di sorprenderti con una delicatezza inaspettata.

Fino a farti pensare:“Sono a casa. Qui sto bene.”

E, visto che in Sicilia il cibo fa sempre parte del viaggio, non posso non citare i maccheroni fatti a mano con il sugo di carne mangiati proprio al Santuario del Kalfa. Erano buonissimi.
Quasi come quelli di mia nonna Angela.

Idda, la Signora dell’Etna

Dell’Etna si potrebbero raccontare mille cose: la geologia, le eruzioni, le colate laviche (è mia intenzione scrivere su questo argomento un articolo, a seguito della serata organizzata per il Cai di Genova Sampierdarena)

Oppure la si può conoscere come fanno i siciliani. Loro non dicono “il vulcano”.
Dicono Idda. Lei.

E tutto torna: Idda fa quello che vuole, quando vuole. Esplode senza chiedere il permesso, poi si calma e tutti pensano: “Per un po’ starà tranquilla.”

Sì… col cavolo! Prima o poi trova sempre il modo di ricordarti che è viva.

Ma l’Etna non è solo forza. È anche incredibilmente generosa.
Boschi, grotte di lava, distese di ginestre etnee in fiore, paesaggi scolpiti dal fuoco e, oltre i tremila metri, un ambiente quasi lunare. Nelle giornate limpide lo sguardo abbraccia tutta la Sicilia, la Calabria e le Isole Eolie.

Io quella fortuna l’ho avuta e il regalo più grande doveva ancora arrivare.

Durante un’escursione nell’area sommitale dei crateri attivi, ho assistito a diverse esplosioni da un piccolo cratere laterale, che si era creato sulla sommità.

L’attesa tra un’esplosione ed un’altra, il conseguente boato, lapilli e lava che vengono sparati in cielo, l’odore intenso dello zolfo…..

E quella sensazione unica di avere sotto i piedi una montagna viva.
Viva davvero.

In quei momenti la natura rimette tutto nella giusta prospettiva: ti ricorda che non siamo i padroni di questo pianeta ma siamo semplicemente ospiti.

Ospiti fortunati di una meraviglia chiamata Terra.

“Mezzo giro” della Sicilia in bicicletta

Il bilancio, a questo punto, è semplice.
Etna, Alcantara e Nebrodi sono ormai alle spalle.

Manca solo il mezzo giro della Sicilia in bicicletta.
“Mezzo” perché quello completo supera i 1200 chilometri e io ho soltanto otto giorni. L’obiettivo è concludere idealmente il viaggio iniziato quattro anni prima, percorrendo questa volta la costa nord dell’isola.

Ed ecco il momento che preferisco.
La partenza.

Da Linguaglossa salgo in sella con la bici, qualche vestito e tanta voglia di scoprire cosa mi aspetta.

La prima tappa è Messina: 105 chilometri che segnano davvero l’inizio del viaggio. Da lì decido di lasciare la costa e tagliare verso l’interno. Qualche salita in più non guasta mai. E faccio bene!

La Sicilia dell’entroterra regala panorami magnifici. Raggiungo il Santuario della Madonna di Dinnammare a oltre 1100 metri e, soprattutto, una pineta con un chioschetto dove le costine messinesi finiscono inevitabilmente nel mio piatto.

Avevo già mangiato….. ma tirare dritto sarebbe stato un peccato.

Da quel momento il viaggio scorre tra mare, strade secondarie, sveglie all’alba, piccoli paesi, chiese arroccate e campagne dove per chilometri non incontro nessuno.

Milazzo, Tindari e una serata a mangiare pesce, Acquedolci e il suo tramonto, Cefalù e i suoi pescatori, Palermo e il suo mercato e il Monumento alla strage di capaci, Castellammare del Golfo e infine Trapani e le sue saline.

Ci sono gli incontri con le persone incuriosite dalla ciclista solitaria, la stanchezza della sera, una pizza a Castellammare, un giorno di riposo e anche qualche momento di sconforto.

“Ma chi me l’ha fatto fare?” Domanda che, puntualmente, trova risposta alla curva successiva.

Basta un panorama, una strada nuova o un incontro per ritrovare subito la voglia di pedalare.

Le telefonate a casa mi ricordano che, anche quando sono lontana, una parte di me resta sempre legata alle proprie radici.

Forse è proprio questa la mia contraddizione.
La voglia di non fermarmi mai è insieme un dono e una condanna. Mi spinge sempre avanti, alla ricerca di luoghi nuovi e, in fondo, di una conoscenza più profonda di me stessa.

Il viaggio si conclude a Favignana. È un’isola molto più turistica rispetto ai luoghi attraversati fino a quel momento, quindi meno nelle mie corde.

Ma basta immaginare di cancellare la folla con un colpo di Photoshop per ritrovarsi davanti un piccolo gioiello: calette, cave di tufo, grotte ricoperte di conchiglie e milioni di anni di storia geologica racchiusi in un’unica isola.

Quello che la Sicilia mi ha lasciato

Con questo viaggio, e con una certa emozione, ho finalmente chiuso il mio giro d’Italia iniziato nel 2020, rimasto incompleto perché allora non mi sentivo ancora pronta ad affrontare lunghi viaggi in solitaria.

Portarlo a termine, anche a distanza di anni, mi ha insegnato una cosa: alcuni traguardi non hanno una scadenza. Arrivano semplicemente quando siamo pronti.

Ma il regalo più grande è stato un altro: Il ritmo della Sicilia che mi è entrato dentro.

La lentezza non significa perdere tempo, significa dilatarlo.
Perché quando rallenti osservi di più, ascolti di più, vivi di più. E, paradossalmente, alla fine hai la sensazione che il tempo trascorso sia stato molto più ricco.

Dopo questo piccolo filosofeggiare alla Battiato (e chi, più di lui, poteva ispirare un pensiero del genere?), mi sono rimessa a sfogliare le migliaia di fotografie del viaggio, cercando quelle poche immagini capaci di raccontare ciò che le parole non riescono a dire.

Mentre scrivo queste righe sono già su un traghetto diretto in Svezia, naturalmente con il mio camper Rino e la mia inseparabile Camoscina.

Perché, in fondo, il viaggio continua sempre.

See you later!

ED ECCO ALCUNE TRACCE MONTAIN BIKE

1 – MTB: TOUR LINGUAGLOSSA-PIANO PROVENZANA

2 – MTB: PARCO DEI NEBRODI

3 – MTB: PISTA ALTOMONTANA DELL’ETNA

4 – TREKKING: Piano Provenzale- Grotta dei Lamponi-Timpa rossa- Bocche del 2002


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Verificato da MonsterInsights